Omelia ingresso

La Parola di Dio, contenuta nelle Scritture, è un dono sempre nuovo che il Signore ci fa, soprattutto quando questa Parola è proclamata solennemente nella Liturgia. E questa parola non smette di provocarci, di illuminare il nostro cammino e la nostra storia, di essere “creatrice” di una storia nuova, quella del Regno di Dio che avanza, come ci ricorda Gesù in una delle sue parabole: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.” (Mc 4,26-27) È una Parola che non ha paura di contaminarsi con la terra, anzi, sceglie di farsi nascondere dalla terra per produrre lo stelo perché “la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga” (Mc 4,28). Ed è così che questa Parola anche oggi ci viene incontro nella nostra storia, nel nostro celebrare l’inizio di un servizio alla Chiesa di Dio che è in Cosenza – Bisignano, offrendoci alcune traiettorie di un progetto che ha come obiettivo la ricerca e la crescita del Regno di Dio. 

La prima traiettoria è la nostra vocazione ad “essere per gli altri”. Le parole del discorso della montagna sono chiare: essere sale, essere luce. Non siamo chiesa per autocompiacerci, per crescere secondo le nostre logiche, per assumere potere e dire l’ultima parola rispetto alla storia e ai suoi avvenimenti. Siamo chiamati ad essere sale e luce ci dice il Maestro, ed entrambi questi elementi esprimono la loro identità solo se si lasciano consumare per far posto a qualcosa di più importante. Per dare luce lo stoppino si consuma, l’olio della lampada si esaurisce, per dare sapore il sale si perde nell’acqua e nelle pietanze e similmente il nostro essere chiesa si realizza pienamente solo nella misura in cui si lascia accogliere come seme dal mistero di una storia che diventa grembo fecondo capace di generare vita nuova. 

La seconda traiettoria è il Vangelo. Mi pare che l’apostolo Paolo, scrivendo ai Corinzi, metta in evidenza chiaramente che cosa sia essenziale nella nostra esperienza ecclesiale: la consapevolezza di non sapere altro che Gesù Cristo e questi crocifisso! E’ il paradosso del Vangelo che a distanza di duemila anni di storia continua a sorprenderci e stimolarci verso orizzonti sempre nuovi, sempre più affascinanti e coinvolgenti. E per poter gustare questo paradosso abbiamo bisogno di perdere qualche certezza granitica che corrisponde solo alle nostre convinzioni umane, alle tradizioni cristallizzate nel tempo che hanno perso il loro significato, alle gabbie con cui pretenderemmo di ingabbiare in una unica dimensione la poliedricità della Parola di Dio. Proprio per questo l’Apostolo delle genti continua: “La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana”. Incontrare davvero il Signore Gesù e il suo Vangelo significa fare l’esperienza di un prima e un dopo nella nostra vita che può diventare dono non solo per noi ma anche per coloro che incontriamo. Se dovessimo ipotizzare un progetto o un programma per la nostra vita cristiana non ce ne sarebbe uno più bello e più grande di questo: non sapere altro che il Vangelo, non sapere altro che Gesù e la sua vita. 

La terza traiettoria ce la offre la prima lettura indicandoci alcune concretizzazioni specifiche per la nostra vita: imparare ad essere donne uomini che vivono la libertà e lottano contro l’oppressione di ogni tipo, superare la tentazione di giudicare gli altri per condannarli, apprendere lo stile del Vangelo nella comunicazione “sì, sì, no, no”, aprire il proprio cuore all’affamato, saziare l’afflitto di cuore… Un programma di vita davvero capace di trasformare il nostro cuore e la nostra storia. Un programma di vita che ci chiede uno sbilanciamento nei confronti degli altri fatto di attenzione, di accoglienza, di integrazione, di testimonianza. Un programma di vita che possiamo fare nostro e di cui possiamo essere testimoni credibili, superando la tentazione di attese o pretese nei confronti degli altri. Una frase attribuita al grande santo di questa terra, San Francesco di Paola, recita: “Niuno deve giudicare gli altri, ma solamente se stesso, interpretando sempre i fatti altrui in miglior parte.”

Al Signore che ci chiama ad essere sale della terra e luce del mondo chiediamo il dono di una fede retta, una speranza certa, una carità perfetta, da vivere sempre con umiltà profonda nella ricerca della Sua volontà. A lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen!

 

+ Giovanni Checchinato

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