
Nei giorni della settimana santa leggiamo i testi della passione di Gesù, dall’ingresso a Gerusalemme alla sepoltura e lasciamo i testi della risurrezione al giorno di Pasqua e ai giorni successivi mettendo una sorta di cesura tra i primi e i secondi, operazione che gli evangelisti non compiono. E il rischio che corriamo è quello di pensare che tra i testi della passione e quelli della resurrezione non ci siano legami. Eppure sbagliamo. Perché la resurrezione non riguarda solo Gesù che vince la morte con il suo corpo, ma anche la sua vittoria sulle logiche della morte che sono tutte presenti nei brani della passione. Sì, dobbiamo ammetterlo, siamo più impressionati dal male che dal bene e ci capita di vedere, nella nostra storia e nella storia del nostro tempo, prima di tutto il male, che è più volgarmente evidente, che sembra avere l’ultima parola, che irride con la sua prepotente violenza. E nei testi della passione balzano subito agli occhi e fanno sobbalzare il cuore il bacio traditore, la disinvolta sicumera di Pietro, le false accuse, un potere iniquo preoccupato solo di salvare sé stesso, l’invidia che muove cuori e strategie dei potenti di turno, l’inutile crudeltà dei soldati romani, l’assenza di pietà finanche davanti alla morte… A guardare bene sono tutte cose che conosciamo bene, avvenute anche ieri o stamattina… Eppure siamo tanto scioccati da queste realtà che rischiamo di passare sopra ai segni della resurrezione che gli evangelisti ci offrono fra le righe dello stesso testo: la cura di Gesù per i suoi amici che diventa prioritaria rispetto al suo dolore, l’accettare senza giudicare la loro insensibilità, il loro non accorgersi, la consapevolezza che l’odio non genera nulla di buono (rimetti la tua spada nel fodero!), l’affidamento totale al Padre, il perdono già offerto anche a chi non lo chiedeva, l’amicizia di Giuseppe e delle donne che si prendono cura del suo corpo, e tanto ancora. La risurrezione -come la morte- non è un evento, ma un processo che è preparato da un lungo percorso di bene, di pace, di shalom. Chi si apre a questa logica sa cogliere il bene in quell’altrove dove il Signore lo semina, anche nelle situazioni più drammatiche e tragiche, e sa gioire del fatto che “il Signore sta alla mia destra, non potrò vacillare. Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.” (Salmo 16, 8-11)
La sera della risurrezione Gesù saluterà i suoi amici con la parola “Shalom”: ognuno dà quello che ha, e non c’è niente di più bello e significativo della pace da regalare agli amici, pace che esce da un cuore che non ha conosciuto l’odio, da un uomo che pur annientato dal disprezzo ha voluto mantenere la pace come centro della propria esistenza. Lo shalom che Gesù risorto regala è da condividere e portare agli altri, è provocazione rivoluzionaria che dobbiamo fare nostra e condividere con il mondo che l’ha dimenticata. E allora sia Pasqua di pace, per tutte e tutti, nel nome del Signore, il “principe della pace”.
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Questa sera alle 17 in cattedrale si terrà la celebrazione della Messa del Crisma nel corso della quale tutti i presbiteri rinnoveranno le promesse sacerdotali.
Gli Olii santi saranno presentati nelle comunità nella messa “In Coena Domini” di domani Giovedì Santo.
Sono sospese tutte le altre celebrazioni nelle parrocchie.
Don Enzo Gabrieli
Direttore Ufficio Diocesano
Comunicazioni Sociali
