Arcangela Filippelli - Un candido fiore nel giardino della Chiesa
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Arcangela Filippelli Lettera ai giovani della Chiesa cosentina
Carissimi ragazzi e ragazze
un’alta Croce in una zona boschiva di Longobardi chiamata Timpa destò la mia curiosità durante la Visita pastorale. Un anziano Signore allora mi spiegò la sua storia. Non era una croce qualsiasi, seppur importante, ma aveva un significato del tutto particolare: essa rappresentava il martirio di una ragazza, un prezioso fiore della nostra terra, non un fiore come tanti, ma uno di campo, forte ed evocativo, nella sua semplicità. Quel fiore era Arcangela, di soli sedici anni. La sua giovane età però non le ha impedito di dare testimonianza a Cristo e al suo Vangelo. Permettetemi allora di raccontarvi la sua storia |
La vita di Arcangela
Arcangela Filippelli è nata a Longobardi il 16 marzo del 1853 (anche se è stata registrata in Comune il 17 marzo successivo). Suo padre Vincenzo Filippelli era un bracciante agricolo mentre sua madre, Domenica Pellegrini, filatrice. Nello stesso giorno ha ricevuto il Santo Battesimo.
Ha vissuto in una piccola frazione chiamata Timpa, nella parte alta del paese. La sua famiglia povera, ma molto religiosa, viveva dei lavori della terra e di quanto la madre riusciva a realizzare con la sua arte.
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PROFESSIONE DI FEDE PER LA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
ARCIDIOCESI DI COSENZA- BISIGNANO
UFFICIO LITURGICO
PROFESSIONE DI FEDE PER LA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE
Terminata l’omelia, tutti, stando in piedi e con in mano la candela accesa dalla luce del cero pasquale, fanno la loro professione di fede, in questo modo: dopo l’introduzione del celebrante vari rappresentanti della comunità proclamano le strofe, mentre l’assemblea interviene con il ritornello cantato o recitato.
Celebrante:
Carissimi fratelli e sorelle, la Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza la dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona. È il dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza, rendendola franca e coraggiosa.
In questo giorno solenne dunque, che conclude la Solennità della Pasqua dando inizio al tempo della sequela ordinaria e quotidiana, vogliamo rinnovare come singoli e come comunità la nostra professione di fede utilizzando le parole che il Venerabile Papa Paolo VI pronuncio in Piazza San Pietro a conclusione dell’Anno della Fede nel 1968.
In quella occasione il Papa volle proclamare la Professione di fede del Popolo di Dio per attestare quanto i contenuti essenziali che da secoli costituiscono il patrimonio di tutti i credenti hanno bisogno di essere confermati, compresi e approfonditi in maniera sempre nuova al fine di dare testimonianza coerente in condizioni storiche diverse dal passato.
Anche noi, animati dallo Spirito Paraclito che guida la Chiesa a tutta intera la Verità, proclamiamo con forza e con gioia la nostra fede.
Rit. Credo, credo Signore. Credo, credo Signore. (cantato)
Rit. Noi crediamo Signore. Aumenta la nostra fede. (recitato)
(1 lettore)
Noi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli, e Creatore in ciascun uomo dell’anima spirituale e immortale.
Noi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni, nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, come Egli stesso lo ha rivelato a Mosè; ed Egli è Amore, come ce lo insegna l’Apostolo Giovanni: cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che «abitando in una luce inaccessibile» è in Se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Rit.
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Uno di Noi 12 maggio 2013
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